La pandemia è un fenomeno naturale. Attenzione alla parola "naturale", noi infatti siamo abituati ad attribuire un significato morale a questo termine. "Naturale" è sinonimo di "positivo", "buono" e "giusto". "Natura" e il suo rispettivo aggettivo "naturale" indica l'insieme delle cose esistenti come gli esseri viventi: piante, animali e tutte le cose inanimate come rocce, montagne, fiumi ecc. Questo chiarimento sul significato della parola "natura" mi sembrava doveroso, dato che è oggetto di molti fraintendimenti. La natura non ha un carattere morale, non ha valori: in essa tutto ciò che avviene, avviene in seguito a cause che innescano eventi, fenomeni e processi che non hanno uno scopo morale. La pandemia non avviene per farci del male, per farci soffrire, possiamo dire che in questo senso essa non ha uno scopo. Avere uno scopo significa agire in vista di un fine, un obiettivo e questo lo possono fare solo gli esseri viventi senzienti e intelligenti, cioè gli uomini e anche alcune specie animali, di certo non possono farlo i virus che non hanno una mente ( una qualsivoglia coscienza ). Lo scopo di un virus è meramente biologico, riproduttivo. La riproduzione in vari modi è il processo mediante cui ogni essere vivente ne genera un altro o altri della stessa specie. Quando un virus si riproduce nel corpo dell'ospite, esso causa una malattia ( infezione virale ).
Cosa c'è di strano allora in quello che stiamo vivendo in tutto il mondo da più di un anno a questa parte? La pandemia in sè non è niente di nuovo, ce ne sono state altre nella storia ben più mortali. Fortunatamente l'attuale Coronavirus non è la peste bubbonica, ma è comunque più serio di un'influenza. La storia ci testimonia che in passato ci sono state epidemie ben più gravi e mortali. Quello che c'è di nuovo, per rispondere alla domanda che ho posto sopra, è l'informazione. Il modo in cui l'informazione ci viene data e la riceviamo, la quantità a cui siamo esposti quotidianamente grazie alla facilità di accedervi tramite i mezzi di comunicazione ( TV, radio, Internet e soprattutto i social ) è tale da provocare in noi una "destabilizzazione cognitiva." Dall'avvento del World Wide Web a metà anni '90 all'ascesa dei social network, a cominciare da Facebook nel 2004, siamo stati sempre più sommersi e bombardati di notizie e informazioni. Il flusso di informazioni ha delle caratteristiche sia sul piano qualitativo che quantitativo. "Infodemia" è un neologismo diventato famoso proprio in occasione di questa pandemia. La sua origine inglese "infodemic" venne coniato da un giornalista del "Washington Post", David Rothkopf, in un articolo del maggio 2003 proprio in riferimento alla precedente epidemia di SARS. Ecco il significato che l'autore diede alla nuova parola:
" Cosa voglio intendere esattamente per "infodemic"? Alcuni fatti, mescolati con la paura, speculazioni e voci di corridoio, velocemente amplificati e diffusi in tutto il mondo dai moderni mezzi di comunicazione, hanno influenzato l'economia nazionale e internazionale, la politica e anche la sicurezza in modi totalmente sproporzionati dalla vera realtà. E' un fenomeno a cui abbiamo assistito con grande frequenza negli ultimi anni - non solo come reazione alla SARS, per esempio, ma anche al terrorismo e altri fatti minori come gli avvistamenti delle balene." ( 1 )
Certo, si dirà, questa volta è diverso. E' vero, purtroppo questa pandemia da Coronavirus è molto più grave e diffusa di quella del 2003. Quest'ultima contagiò solo 8096 persone e causò 774 morti in tutto il mondo, la pandemia ancora in corso ha registrato più di 122 milioni di casi e 2.7 milioni di morti al momento in cui scrivo ( 2 ).
L'infodemia quindi è la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, spesso false, infondate e non verificate, diffuse in modo continuo e capillare che rendono difficile se non impossibile orientarsi su come stanno realmente le cose su un determinato argomento o fenomeno. I social network diventano in questi casi veicoli di una vera e propria "infezione virale" che si diffonde in tutti i continenti in poco tempo, meno di qualsiasi virus biologico. A quel punto il panico è stato generato, la verità o la falsità di ciò che è stato detto o scritto perde la sua importanza, il contenuto non viene più giudicato in base alla sua corrispondenza ai fatti, né riesce a ispirare utili riflessioni, critiche e autocritiche. Entrano in scena i fattori emotivi, le sensazioni immediate che come si sa ( o almeno si dovrebbe sapere ) inibiscono il pensiero razionale, analitico, logico e riflessivo. I contenuti vengono valutati in base alle emozioni che suscitano in quell'istante. In questo frangente prevale il sistema 1, come l'ha chiamato lo psicologo Daniel Kahneman: esso "opera in fretta e automaticamente, con poco o nessuno sforzo e nessun senso di controllo volontario."( 3 ) L'altro sistema, il 2, invece " indirizza l'attenzione verso attività mentali impegnative che richiedono focalizzazione ." ( 4 )
A questo punto il lettore si chiederà cosa c'entra tutto questo con la pandemia che stiamo vivendo oramai da più di un anno a questa parte?
La risposta che voglio dare è questa. La mente è quella cosa con cui noi elaboriamo gli stimoli provenienti dall'esterno, soprattutto sensazioni e sistematizziamo i contenuti. Il modo in cui facciamo questo è importante per l'immagine che ci facciamo della realtà. E' importante perché da questa dinamica derivano le nostre idee e opinioni, i nostri errori e pregiudizi. La distinzione ricordata da Kahneman nel suo libro è utile per capire le modalità operative del nostro pensiero, inteso qui come facoltà mentale. La destabilizzazione cognitiva a cui ho accennato sopra si riferisce proprio al prevalere del cosiddetto sistema 1: il flusso eccessivo di informazioni si trasforma in un sovraccarico di stimoli che la nostra mente non è in grado di elaborare con calma, ecco allora che si saltano subito alle conclusioni, si fraintendono le dichiarazioni contraddittorie di virologi ed esperti, si sbaglia nell'interpretare i dati numerici e statistici come per esempio le percentuali e i tassi di crescita dei contagi, il rapporto con il numero dei test ecc. La confusione che si genera alimenta il disorientamento, che a sua volta alimenta il panico. Siamo tutti all'interno di questo circolo vizioso che si rafforza giorno per giorno.
Mai come in quest'epoca, chiamata da molti l'era dell'informazione, il modo con cui ci rappresentiamo il mondo dipende dal modo in cui veniamo informati sul mondo. Il mio auspicio è che in futuro di fronti a fatti come questo o di altro tipo, anche fatti positivi, si possa avere a disposizione più strumenti per recuperare un giusto rapporto con la realtà. Spero che questa pandemia sia l'occasione per ripensare il nostro modo di interagire sui social, di usarli e che dia ai responsabili dell'informazione un indizio su come svolgere bene il loro lavoro. Un indizio mi azzardo a fornirlo io: un'etica dell'informazione.
NOTE
( 1 ) Traduzione mia di una citazione dell'articolo di Rothkopf sul sito del Merriam-Webster Dictionary: https://www.merriam-webster.com/words-at-play/words-were-watching-infodemic-meaning
( 2 ) I dati relativi alla pandemia sono reperibili sul sito di Worldmeter: https://www.worldometers.info/coronavirus/
( 3 ) Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci, Milano, Oscar Mondadori ediz. 2015, p. 23
( 4 ) Ibidem.

