venerdì 19 marzo 2021

PANDEMIA E INFODEMIA

 




La pandemia è un fenomeno naturale. Attenzione alla parola "naturale", noi infatti siamo abituati ad attribuire un significato morale a questo termine. "Naturale" è sinonimo di "positivo", "buono" e "giusto". "Natura" e il suo rispettivo aggettivo "naturale" indica l'insieme delle cose esistenti come gli esseri viventi: piante, animali e tutte le cose inanimate come rocce, montagne, fiumi ecc. Questo chiarimento sul significato della parola "natura" mi sembrava doveroso, dato che è oggetto di molti fraintendimenti. La natura non ha un carattere morale, non ha valori: in essa tutto ciò che avviene, avviene in seguito a cause che innescano eventi, fenomeni e processi che non hanno uno scopo morale. La pandemia non avviene per farci del male, per farci soffrire, possiamo dire che in questo senso essa non ha uno scopo. Avere uno scopo significa agire in vista di un fine, un obiettivo e questo lo possono fare solo gli esseri viventi senzienti e intelligenti, cioè gli uomini e anche alcune specie animali, di certo non possono farlo i virus che non hanno una mente ( una qualsivoglia coscienza ). Lo scopo di un virus è meramente biologico, riproduttivo. La riproduzione in vari modi è il processo mediante cui ogni essere vivente ne genera un altro o altri della stessa specie. Quando un virus si riproduce nel corpo dell'ospite, esso causa una malattia ( infezione virale ).

Cosa c'è di strano allora in quello che stiamo vivendo in tutto il mondo da più di un anno a questa parte? La pandemia in sè non è niente di nuovo, ce ne sono state altre nella storia ben più mortali. Fortunatamente l'attuale Coronavirus non è la peste bubbonica, ma è comunque più serio di un'influenza. La storia ci testimonia che in passato ci sono state epidemie ben più gravi e mortali. Quello che c'è di nuovo, per rispondere alla domanda che ho posto sopra, è l'informazione. Il modo in cui l'informazione ci viene data e la riceviamo, la quantità a cui siamo esposti quotidianamente grazie alla facilità di accedervi tramite i mezzi di comunicazione ( TV, radio, Internet e soprattutto i social ) è tale da provocare in noi una "destabilizzazione cognitiva." Dall'avvento del World Wide Web a metà anni '90 all'ascesa dei social network, a cominciare da Facebook nel 2004, siamo stati sempre più sommersi e bombardati di notizie e informazioni. Il flusso di informazioni ha delle caratteristiche sia sul piano qualitativo che quantitativo. "Infodemia" è un neologismo diventato famoso proprio in occasione di questa pandemia. La sua origine inglese "infodemic" venne coniato da un giornalista del "Washington Post", David Rothkopf, in un articolo del maggio 2003 proprio in riferimento alla precedente epidemia di SARS. Ecco il significato che l'autore diede alla nuova parola:

   " Cosa voglio intendere esattamente per "infodemic"?  Alcuni fatti, mescolati con la paura, speculazioni e voci di corridoio, velocemente amplificati e diffusi in tutto il mondo dai moderni mezzi di comunicazione, hanno influenzato l'economia nazionale e internazionale, la politica e anche la sicurezza in modi totalmente sproporzionati dalla vera realtà. E' un fenomeno a cui abbiamo assistito con grande frequenza negli ultimi anni - non solo come reazione alla SARS, per esempio, ma anche al terrorismo e altri fatti minori come gli avvistamenti delle balene." ( 1 )

Certo, si dirà, questa volta è diverso. E' vero, purtroppo questa pandemia da Coronavirus è molto più grave e diffusa di quella del 2003. Quest'ultima contagiò solo 8096 persone e causò 774 morti in tutto il mondo, la pandemia ancora in corso ha registrato più di 122 milioni di casi e 2.7 milioni di morti al momento in cui scrivo ( 2 ).

L'infodemia quindi è la circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, spesso false, infondate e non verificate, diffuse in modo continuo e capillare che rendono difficile se non impossibile orientarsi su come stanno realmente le cose su un determinato argomento o fenomeno. I social network diventano in questi casi veicoli di una vera e propria "infezione virale" che si diffonde in tutti i continenti in poco tempo, meno di qualsiasi virus biologico. A quel punto il panico è stato generato, la verità o la falsità di ciò che è stato detto o scritto perde la sua importanza, il contenuto non viene più giudicato in base alla sua corrispondenza ai fatti, né riesce a ispirare utili riflessioni, critiche e autocritiche. Entrano in scena i fattori emotivi, le sensazioni immediate che come si sa ( o almeno si dovrebbe sapere ) inibiscono il pensiero razionale, analitico, logico e riflessivo. I contenuti vengono valutati in base alle emozioni che suscitano in quell'istante. In questo frangente prevale il sistema 1, come l'ha chiamato lo psicologo Daniel Kahneman: esso "opera in fretta e automaticamente, con poco o nessuno sforzo e nessun senso di controllo volontario."( 3 ) L'altro sistema, il 2, invece " indirizza l'attenzione verso attività mentali impegnative che richiedono focalizzazione ." ( 4 )

A questo punto il lettore si chiederà cosa c'entra tutto questo con la pandemia che stiamo vivendo oramai da più di un anno a questa parte? 

La risposta che voglio dare è questa. La mente è quella cosa con cui noi elaboriamo gli stimoli provenienti dall'esterno, soprattutto sensazioni e sistematizziamo i contenuti. Il modo in cui facciamo questo è importante per l'immagine che ci facciamo della realtà. E' importante perché da questa dinamica derivano le nostre idee e opinioni, i nostri errori e pregiudizi. La distinzione ricordata da Kahneman nel suo libro è utile per capire le modalità operative del nostro pensiero, inteso qui come facoltà mentale. La destabilizzazione cognitiva a cui ho accennato sopra si riferisce proprio al prevalere del cosiddetto sistema 1: il flusso eccessivo di informazioni si trasforma in un sovraccarico di stimoli che la nostra mente non è in grado di elaborare con calma, ecco allora che si saltano subito alle conclusioni, si fraintendono le dichiarazioni contraddittorie di virologi ed esperti, si sbaglia nell'interpretare i dati numerici e statistici come per esempio le percentuali e i tassi di crescita dei contagi, il rapporto con il numero dei test ecc. La confusione che si genera alimenta il disorientamento, che a sua volta alimenta il panico. Siamo tutti all'interno di questo circolo vizioso che si rafforza giorno per giorno.

Mai come in quest'epoca, chiamata da molti l'era dell'informazione, il modo con cui ci rappresentiamo il mondo dipende dal modo in cui veniamo informati sul mondo. Il mio auspicio è che in futuro di fronti a fatti come questo o di altro tipo, anche fatti positivi, si possa avere a disposizione più strumenti per recuperare un giusto rapporto con la realtà. Spero che questa pandemia sia l'occasione per ripensare il nostro modo di interagire sui social, di usarli e che dia ai responsabili dell'informazione un indizio su come svolgere bene il loro lavoro. Un indizio mi azzardo a fornirlo io: un'etica dell'informazione.

NOTE

( 1 )  Traduzione mia di una citazione dell'articolo di Rothkopf sul sito del Merriam-Webster Dictionary:  https://www.merriam-webster.com/words-at-play/words-were-watching-infodemic-meaning

( 2 )  I dati relativi alla pandemia sono reperibili sul sito di Worldmeter:  https://www.worldometers.info/coronavirus/

( 3 )  Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci, Milano, Oscar Mondadori ediz. 2015,  p. 23

( 4 )  Ibidem.

sabato 6 febbraio 2021

CONFUSIONE TRA SPIEGAZIONE E GIUSTIFICAZIONE




 
La domanda principale da porsi per cercare di arrivare alla spiegazione di un fatto, un evento o un fenomeno è: " Perché?" 

Oggi ahimè è molto diffuso l'errore di credere che non esista nessuna differenza tra chiedersi il perché di una cosa e giustificarla. La cosa in questione è di solito un'azione umana, eventi o fatti sociali, economici e politici. Se per esempio ci chiediamo perché un popolo è riuscito a dominare su altro, stiamo forse giustificando la dominazione? Forse molti risponderebbero di sì, addirittura considererebbero la domanda illegittima. Jared Diamond in " Armi, acciaio e malattie" dice:

" Mi sembra che questo sia un errore diffuso: si confonde la spiegazione con la giustificazione. Capire un fatto è utile per far sì che si possa porre rimedio alle sue eventuali conseguenze negative: è per questo che gli psicologi studiano il comportamento di assassini e stupratori, gli studiosi di storia sociale si occupano di genocidi, e i medici cercano di capire le cause delle malattie. Nessuno vuole giustificare come "inevitabile" il crimine, il genocidio o la malattia, ma piuttosto studiarne le cause per tentare di porre qualche rimedio." ( 1 )

Parole importanti quelle di Diamond che mai come oggi dovrebbero essere di insegnamento, perché pare che abbiamo smesso di chiederci il "perché" di tante cose.

NOTE

( 1 ) Jared Diamond,  Armi, acciaio e malattie, Einaudi p.6.

sabato 14 novembre 2020

QUANDO LA PSICOLOGIA SOCIALE TI SALVA LA VITA






È una classica scena che tutti abbiamo visto qualche volta in televisione o su YouTube: c'è una persona che si è sentita male o è rimasta coinvolta in un incidente automobilistico e i presenti assistono come pietrificati, nessuno interviene a prestare soccorso. Perché mai? Sono diventati per caso tutti dei freddi egoisti? L'apatia sta prendendo il sopravvento su tutta l'umanità?  No, niente di tutto questo a quanto sembra. La psicologia sembra offrire una spiegazione a questo strano lato del comportamento umano: quando siamo indecisi e dubbiosi e la situazione che ci troviamo ad affrontare è ambigua guardiamo istintivamente al comportamento degli altri e diamo per scontato che la reazione altrui sia la più consona. Questo dà luogo a un fenomeno chiamato "ignoranza collettiva". Per tornare a uno degli esempi citati all'inizio, una persona sdraiata sul marciapiede può aver avuto un attacco di cuore oppure essere caduto perché ubriaco. In casi di incertezza come questo, la tendenza è quella di guardarsi intorno per guardare gli altri e vedere se si tratta veramente di  un'emergenza. Lo psicologo statunitense Robert B. Cialdini, esperto di psicologia sociale della persuasione, racconta un episodio accaduto a lui personalmente:

" In generale, quindi, la strategia migliore è ridurre le incertezze degli astanti, con la richiesta più precisa possibile, rivolta a un singolo e non genericamente al gruppo: il compito deve essere assegnato a qualcuno, altrimenti è troppo facile per ciascuno pensare che debba farlo, stia per farlo o l'abbia già fatto l'altro. Di tutte le tecniche di persuasione descritte in questo libro, questa è forse la più importante

Non molto tempo fa ne ho avuto personalmente la prova, quando mi sono trovato coinvolto in un incidente stradale abbastanza serio. Eravamo feriti tutti e due, io e l'altro automobilista: lui riverso sullo sterzo senza conoscenza, mentre io cercavo di tirarmi fuori, sotto gli occhi di automobilisti fermi al semaforo. Mentre scivolavo sull'asfalto accanto alla portiera, abbastanza stordito, venne il verde e le auto cominciarono ad attraversare lentamente l'incrocio: tutti guardavano con l'aria perplessa, ma non si fermavano. Ricordo di aver pensato: " Oh no! Succede proprio come si legge nella ricerca. Non si ferma nessuno". Ma per fortuna sapevo esattamente che cosa fare. Mi tirai su per farmi vedere bene, puntai il dito verso un automobilista e gli dissi: "Chiami la polizia". A un secondo e a un terzo, sempre puntando il dito direttamente: "Presto, abbiamo bisogno di aiuto". Le risposte di queste persone furono istantanee: chiamarono subito la polizia e un'ambulanza, mi pulirono il sangue dal viso col fazzoletto, mi misero una giacca sotto la testa, si dichiararono disposti a testimoniare, uno si offrì di portarmi all'ospedale. Non solo l'aiuto fu rapido e sollecito, ma anche contagioso. Vedendo le auto che si fermavano, anche quelli che arrivavano in senso opposto si fermarono per soccorrere l'altra vittima." ( 1 )

NOTE

( 1 ) Robert B. Cialdini, Le armi della persuasione. Come e perché si finisce col dire di sì  Giuntipsy 2019

mercoledì 14 ottobre 2020

SI PUO' CREDERE DUBITANDO

 


Il titolo di questo mio intervento suona quasi come un ossimoro, ma ad un'attenta analisi ciò che ci sembra impossibile può risultare del tutto praticabile. Cominciamo con il fare alcuni chiarimenti.

Il dubbio non coincide con la negazione. dubitare di "A" non  equivale a negare "A". Il dubbio può essere definito come una situazione di incertezza psicologica di fronte ad un'alternativa, uno stato soggettivo di incertezza e di indecisione ad asserire affermativamente o negativamente qualcosa, sulla base di una situazione non determinata in modo chiaro. La negazione invece è comunque un asserire: del tipo "non A" è vero. Essa si distingue dall'ignoranza, in quanto presuppone la cognizione di ciò che si dubita.

Nel dubbio, si possono preferire alcune opinioni o alcune tesi alle altre, in base ad argomentazioni che sembrano più solide e convincenti. Quello che non si ha diritto di fare è scambiare come verità universali, valide per tutti, ciò che si crede sia vero a livello soggettivo. E' possibile credere che una cosa sia vera, senza ritenere che sia vera per tutti? La maggior parte di noi risponderebbe di no. Se per esempio io credo nell'esistenza di Dio, allora è ovvio che se Dio esiste, esiste per tutti. Ma tutti gli altri che non se ne avvedono possono liberamente continuare a non crederci. Io non posso rimproverarli di non accettare la verità, perché non possiedo nessuna dimostrazione. Posso solo cercare di persuadere chi non la pensa come me con delle argomentazioni che facciano appello a premesse comuni e condivise e anche qui devo tentare di raggiungere un accordo con il mio interlocutore sui contenuti di tale premesse. E' ciò che si dovrebbe fare in un dialogo serio ed onesto. Molto spesso il ragionamento che ho esposto sopra viene confuso con il relativismo, ma così non è. La mia è soltanto un'opinione in quanto:

1) la considero vera, seppure non sia in grado di dimostrare la sua verità ( se la considerassi falsa semplicemente perché non posso dimostrare la sua verità, argomenterei ad ignorantiam, commettendo una fallacia );

2) ritengo impossibile credere a  qualcosa senza presupporne la verità.

La verità quindi non è una qualità che si attribuisce alla propria credenza e inoltre è ciò che, se la credenza fosse dimostrata, la renderebbe un sapere universalmente riconosciuto.

sabato 19 settembre 2020

REFERENDUM: COME VENIAMO RAPPRESENTATI È PIU' IMPORTANTE DI QUANTI CI RAPPRESENTANO

 



Questo articolo non vuole essere una dichiarazione di voto né un'indicazione, ma solo una semplice riflessione di carattere generale sulla politica, sulla democrazia e sulla rappresentanza ai nostri tempi, ispirata dal referendum che si terrà nei prossimi giorni. E' una riflessione quindi che parte dall'occasione del referendum per andare oltre, affrontando la questione democrazia rappresentativa e delle sue difficoltà.

Il referendum di domani e di lunedì non cambierà sostanzialmente nulla. Le ragioni del Sì sono facilmente confutabili, perché sono alternative alla riduzione del numero dei parlamentari per risparmiare, ad esempio abolire i privilegi dei parlamentari attuali, per non parlare degli 80 milioni di euro che è un numero insignificante se paragonato al totale della spesa pubblica o del PIL del nostro Paese.

Le ragioni del No sono anch'esse deboli a mio avviso, ma per motivi che ritengo più importanti. I suoi sostenitori affermano contro il Sì che con meno parlamentari avremo 1) meno democrazia e 2) meno rappresentanza, inoltre 3) alcune regioni rischierebbero di rimanere senza un numero sufficiente di deputati e senatori in Parlamento. Delle tre considero vera solo la 3), la 1) e la 2) rimangono indeterminati e ambigui. Il principale difetto sta nel considerare la democrazia e la rappresentanza solo da punto di vista quantitativo: avere più parlamentari non vuol dire necessariamente più democrazia e tanto meno più rappresentanza. Credo che che si debba riflettere di più sulla qualità della democrazia e su cosa significa essere rappresentati. Il problema del come veniamo rappresentati è ben più importante del problema di quanti ci rappresentano. L'incapacità della classe dirigente di interpretare i problemi dei cittadini, la crisi economica e le conseguenti misure d'austerità, i limiti della globalizzazione, i difetti della costruzione europea e della moneta unica, l'incapacità di gestire i flussi migratori, la sempre più crescente finanziarizzazione dell'economia e le distorsioni del mercato del lavoro hanno provocato una crisi della democrazia rappresentativa e delle sue istituzioni in tutti i Paesi occidentali. I cittadini si considerano sempre meno rappresentati e coinvolti, avvertono di non avere peso sulle decisioni, la crisi del 2008-2009 ha solo messo in evidenza una tendenza che forse era presente anche prima. In molti Paesi sono sorti vari partiti e movimenti cosiddetti "sovranisti" e "populisti" come risposta alla crisi. Anche questi due termini però sono ambigui, per non parlare poi del fatto che vengono utilizzati anche da coloro che si dichiarano antisovranisti e antipopulisti. Inoltre questi movimenti sono stati incapaci di offrire valide alternative, alcuni hanno addirittura proposto forme dirette di democrazia ( per esempio nella sua versione "digitale" ) che hanno mandato nelle istituzioni persone incompetenti. 

Il discorso politico ed economico oggigiorno mi pare sia intrappolato in tante contraddizioni, generando paradossi, normalizzando le incoerenze, riducendo questioni di principi in slogan da scambiare per puri fini elettorali, manipolando il consenso con l'abuso dei social etc. In Italia inaffidabilità ha raggiunto dei principali partiti politici e dei loro rispettivi leader ed esponenti ha raggiunto il massimo. Dal 2018 ad oggi abbiamo avuto due governi, di cui uno ancora in carica con a capo lo stesso Presidente del Consiglio a fare da garante ad alleanze improbabili e fino al giorni prima impossibili. Per non parlare dei politici che tradiscono il mandato elettorale cambiando il partito con cui è stato eletto, trasformismo e voltagabbanismo.

Abbiamo la democrazia formale, non quella sostanziale. La democrazia e con essa la rappresentanza diventano sempre più dei gusci esterni, svuotati del loro contenuto al loro interno: viviamo in una democrazia fatta di riti e procedure, non di veri e propri contenuti. Basti considerare come viene visto l'atto di protesta: anche se pacifico, viene comunque tacciato in qualche modo di "violenza," le eventuali richieste di cambiamento vengono liquidate come irrealizzabili o impraticabili. La politica ha smesso ormai da tanto tempo di parlare con il mondo, di affrontare i fatti e di coglierne il senso alla luce di una visione più ampia della società, più comprensiva ( noi diremmo un'ideologia, altro termine di cui ci sarebbe tanto da dire). Io penso che sia questo il motivo per cui il rapporto tra governanti e governati si sia irrimediabilmente incrinato e ovviamente nessun referendum potrà cambiare le cose da questo punto di vista.

Non so cosa voterete domani, ma qualunque cosa votiate sappiate che ci vuole più di un segno X su una scheda per ridare credibilità al discorso politico ed economico.

mercoledì 19 agosto 2020

SONO POSSIBILI LE PREVISIONI? JARED DIAMOND E LE SCIENZE STORICHE

 


"Socrate: Come appunto dicevo poco fa, a questo proposito, io vado sempre errando in su e in giù e mai pare di pensarla allo stesso modo; e non c'è da stupirsi se io o un altro uomo qualsiasi siamo preda dell'incertezza; ma se anche voi che siete i sapienti cadrete vittime del dubbio, sarà veramente tremendo per noi, allora, non trovare soluzione ai nostri interrogativi, neppure ricorrendo al vostro aiuto."   ( Platone, Ippia Minore 376 c )

L'attuale emergenza sanitaria dovuta alla pandemia causata dal Coronavirus fa riemergere un problema teorico che riguarda la scienza, nel nostro caso la medicina e l'epidemiologia, e cioè è possibile fare previsioni su un determinato fenomeno? Sapere come esso evolverà in futuro?

Oggi questo problema è particolarmente sentito, tutti i giorni infatti ormai da mesi siamo bombardati di opinioni di esperti sull'andamento dei contagi da Coronavirus, numeri, percentuali e altri tipi di dati vengono forniti da programmi televisivi, radio e su Internet. Sulla pandemia tutti desiderano sapere se ci sarà una seconda ondata di contagi, se sarà intensa come la prima o anche più, dove colpirà ecc. Tutto questo è naturale. Di fronte alla diffusione di una malattia che ha provocato già tanti morti, vogliamo essere informati. Inoltre tentare di sapere cosa accadrà in futuro, un futuro in questo caso non troppo lontano, ci permette di programmare meglio le nostre attività, eseguirle con sicurezza ( dato che qui è in gioco la nostra salute ) e fa nascere in noi la sensazione ( o forse l'illusione! ) di avere un certo controllo sugli eventi. Cosa ci dice le scienza in proposito? 

A mio avviso è illuminante un passo del libro di Jared Diamond, " Armi, acciaio e malattie ":

" Ogni ghiacciaio, nebulosa, uragano, società e specie - e anche ogni cellula delle specie sessuate - è unico, perché è governato da molte variabili ed è fatto di molte parti, mentre le particelle elementari do un fisico sono identiche per ogni tipo. Ecco perché quest'ultimo può formulare leggi deterministiche universali, mentre un biologo e uno storico cercano tendenze di natura statistica." ( 1 )

Al fine di parlare di capacità di previsione nell'ambito scientifico, occorre prima specificare di che scienza si tratta e qual è il suo ambito di ricerca e il suo oggetto di studio. Mi sembra evidente che Diamond affermi che le previsioni in certi ambiti non sono possibili, a causa della complessità degli oggetti coinvolti e delle variabili in gioco che in qualsiasi momento possono far cambiare tutto. L'errore che si commette troppo spesso è di credere che in medicina le previsioni sono possibili proprio come nella fisica, ignorando che la prima studia entità molto più complesse ( nel caso della medicina il corpo umano, con tutti i suoi tessuti, organi, apparati, cellule ecc. ) il cui comportamento risulta molto più indeterminato rispetto a quello delle particelle elementari o di un sasso che cade dalla torre di Pisa.

In tutte quelle scienze in cui si cerca di capire entità complesse, influenzate da molte variabili e suscettibili di cambiamento a causa di vari fattori si possono cercare solo tendenze statistiche. Diamond parla in particolar modo della storia, il titolo del capitolo da cui  ho tratto la citazione è infatti "Il futuro della storia come scienza", che non è considerata una scienza, ma che comunque studia cambiamenti che coinvolgono molti elementi ( persone, istituzioni ecc. ) che avvengono nel tempo. E' interessante che l'autore classifica tutte le discipline scientifiche di un certo tipo come "scienze storiche":

" Le difficoltà degli storici sono spesso quelle di chi si occupa di astronomia, climatologia, ecologia, biologia evolutiva, geologia e paleontologia. In vari modi, tutte queste discipline soffrono dell'impossibilità di fare esperimenti controllati, della complessità insita nell'enorme numero di variabili, dell'unicità di ogni sistema, dell'impossibilità di formulare leggi universali e previsioni sul comportamento futuro."( 2 )

Le scienze storiche differiscono da quelle deterministiche e sperimentali sotto aspetti importanti. Nelle seconde il fatto da studiare è riproducibile in laboratorio, osservabile sotto determinate condizioni e le variabili che possono influenzare negativamente il risultato vengono rimosse. Accade questo nella fisica, nella chimica e nella biologia molecolare. Ma è possibile riprodurre in laboratorio l'evoluzione delle specie viventi, l'espansione di una galassia, gli eventi che portarono alla Seconda Guerra Mondiale o la diffusione di un virus tra miliardi di persone? La risposta è ovviamente no. 

Le scienze sperimentali possono fare uso degli esperimenti controllati, nelle scienze storiche bisogna affidarsi a quelli che Diamond chiama esperimenti naturali:

" Nell'esperimento naturale si confronta il comportamento di due sistemi in assenza o in presenza ( o  con effetti forti o deboli ) di un dato fattore." ( 3 )

La medicina e l'epidemiologia, presupponendo discipline quali la biologia evolutiva e la biochimica, fanno parte nel novero delle scienze storiche. I sistemi e le entità da esse studiate sono composte di molte parti ( pensate al DNA di una cellula o alla catena di reazioni chimiche che avvengono nel cervello o nel fegato ) le cui variabili sia interne che esterne sono tantissime. Queste caratteristiche la medicina le condivide con altre scienze o discipline che studiano sistemi complessi, compresa la stessa storia che Diamond usa come pietra di paragone nel suo libro.

L'origine della confusione che oggi molti avvertono sentendo epidemiologi e immunologi è forse dovuta al fatto che il senso comune ci porta fuori strada, ci spinge ad adottare il metodo sperimentale adottato nella fisica come l'unico esistente, identificandolo come la scienza tout court. La pandemia oggi e la crisi economica del 2008-2009 sono esempi di fenomeni che interessano sistemi complessi con tantissime variabili e interazioni e prevederne il corso è molto difficile, per non dire quasi impossibile.


NOTE

( 1 ) Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, Giulio Einaudi editore p. 326.

( 2 ) Ibidem p. 326

( 3 ) Ibidem p. 326

domenica 12 luglio 2020

CHE COS'E' LA FILOSOFIA?






Questo è un blog dove troverete principalmente articoli di filosofia, già la filosofia...probabilmente vi starete chiedendo: " che cos'è la filosofia?"

Fornire una definizione non è affatto una cosa facile, per non parlare di tutte le difficoltà legate allo stesso definire qualcosa. Per quanto riguarda poi la filosofia, la definizione varia a seconda del tipo di filosofia che adottiamo. Etimologicamente la parola "filosofia" deriva dal greco e significa "amore per la sapienza". 

Detto ciò, possiamo definire la filosofia come amore e ricerca per il sapere, cioè ricerca disinteressata per la verità condotta mediante la ragione. La sapienza ricercata si basa su argomentazioni razionali, essa non è ottenuta tramite una rivelazione "dall'alto", ma raggiunta con l'uso autonomo della propria facoltà naturale che è appunto la ragione umana. I filosofi e in generale coloro che studiano filosofia sono costantemente impegnati a porsi domande e a cercare risposte, interrogare sé stessi e gli altri su questioni fondamentali che riguardano la vita, l'esistenza, il senso e la realtà.

L'interrogare rimanda ad una caratteristica importante dell'attività filosofica: la problematicità, il mettere in discussione, il porsi problemi esercitando lo spirito critico.

La filosofia viene solitamente suddivisa in varie branche o discipline, soprattutto a livello accademico, potremmo appunto chiamarle discipline filosofiche. Le più importanti sono la metafisica, l'epistemologia, l'etica e la logica.

Nella sua essenza la metafisica è lo studio della natura della realtà, del suo fondamento, di ciò che esiste nel mondo, come esso ci appare e come è strutturato.

L'epistemologia riguarda il problema della conoscenza, il suo interesse primario è cosa possiamo conoscere della realtà, del mondo e come.

L'etica è la parte forse più "pratica" della filosofia, in quanto mira a rispondere a domande che riguardano l'agire. Le questioni etiche hanno a che fare con interrogativi su cosa dovremmo fare e cosa sarebbe meglio fare. Nell'affrontare questi problemi inevitabilmente si è portati ad interrogarsi sui concetti di "bene" e "giusto".

Un altro ambito importante nello studio della filosofia è l'analisi delle argomentazioni, dei ragionamenti e della dimostrazione in generale. La logica è una sorta di strumento ( non a caso i testi di Aristotele che trattavano di logica vennero chiamati "Organon", strumento appunto ) che ci permette di usare meglio quella facoltà naturale di cui abbiamo accennato sopra che è la ragione. Possiamo definire la logica come lo studio dei metodi e dei principi che consentono di distinguere i ragionamenti validi e corretti da quelli che non lo sono.

PANDEMIA E INFODEMIA

  La pandemia è un fenomeno naturale. Attenzione alla parola "naturale", noi infatti siamo abituati ad attribuire un significato m...