Il titolo di questo mio intervento suona quasi come un ossimoro, ma ad un'attenta analisi ciò che ci sembra impossibile può risultare del tutto praticabile. Cominciamo con il fare alcuni chiarimenti.
Il dubbio non coincide con la negazione. dubitare di "A" non equivale a negare "A". Il dubbio può essere definito come una situazione di incertezza psicologica di fronte ad un'alternativa, uno stato soggettivo di incertezza e di indecisione ad asserire affermativamente o negativamente qualcosa, sulla base di una situazione non determinata in modo chiaro. La negazione invece è comunque un asserire: del tipo "non A" è vero. Essa si distingue dall'ignoranza, in quanto presuppone la cognizione di ciò che si dubita.
Nel dubbio, si possono preferire alcune opinioni o alcune tesi alle altre, in base ad argomentazioni che sembrano più solide e convincenti. Quello che non si ha diritto di fare è scambiare come verità universali, valide per tutti, ciò che si crede sia vero a livello soggettivo. E' possibile credere che una cosa sia vera, senza ritenere che sia vera per tutti? La maggior parte di noi risponderebbe di no. Se per esempio io credo nell'esistenza di Dio, allora è ovvio che se Dio esiste, esiste per tutti. Ma tutti gli altri che non se ne avvedono possono liberamente continuare a non crederci. Io non posso rimproverarli di non accettare la verità, perché non possiedo nessuna dimostrazione. Posso solo cercare di persuadere chi non la pensa come me con delle argomentazioni che facciano appello a premesse comuni e condivise e anche qui devo tentare di raggiungere un accordo con il mio interlocutore sui contenuti di tale premesse. E' ciò che si dovrebbe fare in un dialogo serio ed onesto. Molto spesso il ragionamento che ho esposto sopra viene confuso con il relativismo, ma così non è. La mia è soltanto un'opinione in quanto:
1) la considero vera, seppure non sia in grado di dimostrare la sua verità ( se la considerassi falsa semplicemente perché non posso dimostrare la sua verità, argomenterei ad ignorantiam, commettendo una fallacia );
2) ritengo impossibile credere a qualcosa senza presupporne la verità.
La verità quindi non è una qualità che si attribuisce alla propria credenza e inoltre è ciò che, se la credenza fosse dimostrata, la renderebbe un sapere universalmente riconosciuto.

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