In " Sintesi filosofica" ( 1927 ) Bertrand Russell procede a una sistemazione compiuta ( ma pur sempre provvisoria ) dei temi della conoscenza, la morale, l'uomo e le teorie fisiche del mondo. Il filosofo britannico ritornerà poi su queste questioni in altre opere successive in modo più approfondito. Nel capitolo XXI scrive:
" Le emozioni sono quel che rende la vita interessante, e quel che ce la fa sentire importante. Da questo punto di vista, esse sono l'elemento che ha più valore nell'esistenza umana. Ma quando noi, come in filosofia, cerchiamo di comprendere il mondo, esse appaiono piuttosto come un ostacolo. Esse generano opinioni irrazionali, dal momento che le associazioni emotive raramente corrispondono alle disposizioni del mondo esterno. Esse ci conducono a vedere l'universo attraverso lo specchio dei nostri umori, cioè ora brillante, ora offuscato, secondo lo stato dello specchio." ( 1 )
Mi trovo concorde con Russell, le emozioni possono portarci a distorcere enormemente la realtà che ci circonda, inducendoci a evidenziare certi aspetti e tralasciarne altri. In compenso possono condurci ad esplorare noi stessi, donano senso alle esperienze che viviamo e la nostra vita sarebbe sicuramente monotona se non ci fossero. Poi prosegue:
" Con la sola eccezione della curiosità, le emozioni sono nell'insieme un ostacolo alla vita intellettuale, sebbene il grado di vigore richiesto per pensare con successo probabilmente deve accompagnarsi al carattere di essere considerevolmente suscettibile d'emozione. Se in questo libro dico poco a proposito delle emozioni, non è per una sottovalutazione della loro importanza umana, ma solamente perché il compito che perseguiamo è piuttosto teoretico che pratico: comprendere il mondo, non cambiarlo. E se l'emozione determina i fini che noi perseguiremo, la conoscenza è più utile di qualsiasi altra cosa che sia basata sulla capacità umana."( 2 )
In questo passo Russell pone l'accento all'unica emozione che ha ruolo determinante nell'inizio di qualsiasi attività conoscitiva, cioè la curiosità: quella sorta di istinto a voler scoprire, a meravigliarsi delle cose e della loro natura, quel desiderio di comprendere che non trova vero appagamento fino a quando il suo oggetto non viene in qualche modo "afferrato", svelato, illuminato. Sì, per conoscere bisogna essere suscettibile di emozione, perché solo essa può dare la giusta spinta, fungere da motore per il nostro intelletto. L'attività teoretica però è cosa ben diversa dalla sfera pratica e in tale contesto le emozioni, ciò che noi sentiamo e proviamo, non incide sul processo della conoscenza in sé né sul suo oggetto. L'emotività è per sua natura instabile, variabile e ci porta ad emettere giudizi molto spesso affrettati, deformati e a proiettare ciò che è dentro di noi al mondo esterno. Molto suggestiva l'immagine usata sopra dello specchio. L'oggetto della conoscenza è il mondo esterno e in questo le emozioni non devono avere un ruolo importante, mentre è quando volgiamo lo sguardo dentro di noi che le emozioni assumono valore. Non è un caso che il XXI capitolo di cui ho citato i due brani fa parte della terza parte del opera dal titolo "L'uomo dall'interno".
NOTE
( 1 ) Bertrand Russell, Sintesi filosofica Mimesis Edizioni, pp. 255 - 256
( 2 ) Ibidem p. 256

Nessun commento:
Posta un commento