domenica 26 aprile 2020

JOHN DEWEY





LOGICA E PENSIERO RIFLESSIVO

Il filosofo statunitense John Dewey ( 1859 - 1952 ), tra i massimi esponenti del pragmatismo, chiarisce molto bene i vari significati che ha la parola "logico", eccetto il suo uso come sostantivo per indicare una persona studiosa della logica. Dewey infatti si occupa della parola usata come aggettivo. Qui sotto riporto un passo dell'opera dal titolo " Come pensiamo" ( 1° ed. 1910 ):

" Possiamo riassumere dicendo che il termine "logico" possiede almeno tre significati. ( I ) Nel suo senso più largo, ogni processo di pensiero intenso a raggiungere una conclusione accettabile e credibile è logico, anche se le sue le sue operazioni effettive sono illogiche. ( II ) Nel senso più stretto, "logico" significa che ciò che è dimostrato secondo certe forme comprovate è una conseguenza di premesse i cui termini hanno un significato chiaro e definito; significa prova di carattere rigoroso. Oltre a questi due, c'è un terzo significato ( III ) di vitale importanza per l'educazione: l'attenzione sistematica a salvaguardare il processo del pensiero, in modo che sia veramente riflessivo. In questa connessione " logico" significa regolazione del processo naturale e spontaneo di osservazione, suggestione e prova; e cioè il pensare come un'arte." ( 1 )

Durante la lettura di questo libro e in particolar modo del passo che ho appena citato, mi sono venuti in mente degli esempi di ragionamenti che noi definiremmo logici e dove mi pare che questa parola abbia i diversi significati che Dewey ritraccia. 

Il significato ( I ) mi pare quello più vicino a ciò che noi intendiamo quando usiamo la parola "logico". Un esempio:

a) Se piove, allora mi bagno.
b) Non piove.
c) Quindi non mi bagno.

Sembrerebbe tutto a posto. A noi tutti questo ragionamento sembra logico nel senso che la sua conclusione è accettabile e credibile secondo uno schema mentale che nella vita di tutti i giorni adottiamo quasi inconsapevolmente.  Quindi se si intende "logico" nel suo primo significato ( I ), allora possiamo dire che il ragionamento di cui sopra ne è un esempio. Se esco fuori e non sta piovendo, io non mi bagno. Se invece consideriamo il significato ( II ), allora non lo è. La pioggia infatti non è l'unico modo per bagnarsi; potrei cadere accidentalmente in un fiume o in una piscina, potrei ricevere un gavettone da un amico per scherzo ecc. Secondo il significato ( II ) l'esempio che ho fatto sopra è fallace; un logico lo identificherebbe come la fallacia della negazione dell'antecedente. Se si intende "logico" nel significato che ha nella ( II ), allora il nostro termine assume una valenza più formale. Un ragionamento è un'argomentazione sono logici se le loro conclusioni derivano necessariamente a partire da determinate premesse, seguendo speciali regole che permettono il passaggio dalle premesse alla conclusione. La conclusione deve derivare dalle premesse in virtù di una necessità logica. Tali regole sono chiamate regole di inferenza. Si può ben dire che la logia non sia altro che lo studio delle inferenze. L'inferenza è il processo mediante il quale si deriva una conclusione a partire dalle premesse. Tornando all'esempio di prima, ecco il ragionamento nella sua forma corretta, applicando una regola di inferenza chiamata modus ponens:

a) Se piove, allora mi bagno.
b) Piove.
c) Quindi mi bagno.

Sembra da questa breve disamina che il significato della parola "logico" a noi più familiare e a cui ci riferiamo più spesso sia la ( I ). Nella nostra vita di tutti i giorni è questo il significato che abbiamo in mente quando diciamo che qualcosa ha una "sua logica" e che una persona agisce o pensa usando la "logica". Detto ciò, allora come intendere il significato ( III ) di cui Dewey parla nel suo libro?
 Dalle parole del filosofo americano questo punto a che fare con la sfera educativa: saper pensare nel senso di condurre i propri ragionamenti con vigore, sorvegliando il processo stesso del pensiero, cercando di evitare il più possibile le fallacie più comuni. Un esempio della ( III ) potrebbe essere uno studioso di filosofia che argomenta a favore dell'esistenza ( o della non esistenza ) di Dio oppure una persona che parlando di politica cerca di ragionare su una specifica proposta di politica economica, analizzandone i pro e i contro.

Naturalmente tutti e tre i significati individuati da Dewey e da me sopra discussi e chiariti sono da tenere in conto quando usiamo il termine "logico". Il significato ( I ) è quello che ci viene in mente quando sentiamo pronunciare la parola "logico", come a intendere coerenza con le aspettative, linearità con il modo in cui si presentano le nostre esperienze quotidiane e partendo dal presupposto che la natura nelle sue leggi sia uniforme, noi ricaviamo delle generalizzazioni sul modo in cui la natura funziona; è in questo senso che parliamo di una logica della storia, di un discorso oppure quando diciamo che una persona pensa o agisce logicamente. in tutti questi casi non si intende dire che la storia, il discorso o la persona in questione procedono secondo il sillogismo o il modus ponens di cui ho accennato sopra, ma semplicemente che vi è un'ordine, una catena di fatti, nel caso della storia e di azioni o di parole nel caso di una persona che li usa in modo tale da raggiungere gli scopi che lei stessa si è prefissato. "Logico" ( I ) significa "ragionevole".

Il significato della (II ) è riconducibile al modo con cui mostriamo che le conclusioni raggiunte nelle nostre riflessioni convincano gli altri. La sfera logica qui riguarda la forma. La logicità di cui si tratta in questo ambito è astratta, prescinde dal contenuto, dal contesto e dal tempo. Le regole di inferenza a cui ho accennato sopra sono valide in qualsiasi contesto, per qualsiasi contenuto e non variano nel tempo. La conoscenza della logica intesa come studio dei processi di inferenza, dei sillogismi della fallace ecc. ci aiuta a guardarci dagli errori, dai passi falsi e dalle facili generalizzazioni. Insomma le forme logiche vengono usate per esporre i risultati del pensiero, non a caso Dewey parla in questo caso di prodotto dell'attività riflessiva, distinguendolo dal processo psicologico. ( 2 )

Il ( III ) riguarda l'ambito educativo, imparare significa imparare a pensare. Compito dell'educazione è abituare a pensare in modo riflessivo, iniziando dall'adozione di strategie di ragionamento non ordinate, superficiali e direi quasi istintive così come sorgono nella nostra mente ad un primo contatto con i dati e le informazioni e renderle ordinate, fondate, concatenate e ben sistemate. Essere abituati a pensare in modo riflessivo significa adottare nel proprio usuale modo di pensare tutte le qualità che attengono al pensiero riflessivo che Dewey definisce così: " L'attiva, costante e diligente considerazione di una credenza o di una forma ipotetica di conoscenza alla luce delle prove che la sorreggono e delle ulteriori conclusioni alle quali essa tende costituisce il pensiero riflessivo." ( 3 )

NOTE

( 1 )  John Dewey, Come pensiamo, Raffaello Cortine Editore 2019, p. 83.

( 2 ) Sulla distinzione tra processo e prodotto dell'attività riflessiva, si veda Dewey, Come pensiamo, cap. 5.

( 3 ) Ibidem, pp. 8 - 9.


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