Questo articolo non vuole essere una dichiarazione di voto né un'indicazione, ma solo una semplice riflessione di carattere generale sulla politica, sulla democrazia e sulla rappresentanza ai nostri tempi, ispirata dal referendum che si terrà nei prossimi giorni. E' una riflessione quindi che parte dall'occasione del referendum per andare oltre, affrontando la questione democrazia rappresentativa e delle sue difficoltà.
Il referendum di domani e di lunedì non cambierà sostanzialmente nulla. Le ragioni del Sì sono facilmente confutabili, perché sono alternative alla riduzione del numero dei parlamentari per risparmiare, ad esempio abolire i privilegi dei parlamentari attuali, per non parlare degli 80 milioni di euro che è un numero insignificante se paragonato al totale della spesa pubblica o del PIL del nostro Paese.
Le ragioni del No sono anch'esse deboli a mio avviso, ma per motivi che ritengo più importanti. I suoi sostenitori affermano contro il Sì che con meno parlamentari avremo 1) meno democrazia e 2) meno rappresentanza, inoltre 3) alcune regioni rischierebbero di rimanere senza un numero sufficiente di deputati e senatori in Parlamento. Delle tre considero vera solo la 3), la 1) e la 2) rimangono indeterminati e ambigui. Il principale difetto sta nel considerare la democrazia e la rappresentanza solo da punto di vista quantitativo: avere più parlamentari non vuol dire necessariamente più democrazia e tanto meno più rappresentanza. Credo che che si debba riflettere di più sulla qualità della democrazia e su cosa significa essere rappresentati. Il problema del come veniamo rappresentati è ben più importante del problema di quanti ci rappresentano. L'incapacità della classe dirigente di interpretare i problemi dei cittadini, la crisi economica e le conseguenti misure d'austerità, i limiti della globalizzazione, i difetti della costruzione europea e della moneta unica, l'incapacità di gestire i flussi migratori, la sempre più crescente finanziarizzazione dell'economia e le distorsioni del mercato del lavoro hanno provocato una crisi della democrazia rappresentativa e delle sue istituzioni in tutti i Paesi occidentali. I cittadini si considerano sempre meno rappresentati e coinvolti, avvertono di non avere peso sulle decisioni, la crisi del 2008-2009 ha solo messo in evidenza una tendenza che forse era presente anche prima. In molti Paesi sono sorti vari partiti e movimenti cosiddetti "sovranisti" e "populisti" come risposta alla crisi. Anche questi due termini però sono ambigui, per non parlare poi del fatto che vengono utilizzati anche da coloro che si dichiarano antisovranisti e antipopulisti. Inoltre questi movimenti sono stati incapaci di offrire valide alternative, alcuni hanno addirittura proposto forme dirette di democrazia ( per esempio nella sua versione "digitale" ) che hanno mandato nelle istituzioni persone incompetenti.
Il discorso politico ed economico oggigiorno mi pare sia intrappolato in tante contraddizioni, generando paradossi, normalizzando le incoerenze, riducendo questioni di principi in slogan da scambiare per puri fini elettorali, manipolando il consenso con l'abuso dei social etc. In Italia inaffidabilità ha raggiunto dei principali partiti politici e dei loro rispettivi leader ed esponenti ha raggiunto il massimo. Dal 2018 ad oggi abbiamo avuto due governi, di cui uno ancora in carica con a capo lo stesso Presidente del Consiglio a fare da garante ad alleanze improbabili e fino al giorni prima impossibili. Per non parlare dei politici che tradiscono il mandato elettorale cambiando il partito con cui è stato eletto, trasformismo e voltagabbanismo.
Abbiamo la democrazia formale, non quella sostanziale. La democrazia e con essa la rappresentanza diventano sempre più dei gusci esterni, svuotati del loro contenuto al loro interno: viviamo in una democrazia fatta di riti e procedure, non di veri e propri contenuti. Basti considerare come viene visto l'atto di protesta: anche se pacifico, viene comunque tacciato in qualche modo di "violenza," le eventuali richieste di cambiamento vengono liquidate come irrealizzabili o impraticabili. La politica ha smesso ormai da tanto tempo di parlare con il mondo, di affrontare i fatti e di coglierne il senso alla luce di una visione più ampia della società, più comprensiva ( noi diremmo un'ideologia, altro termine di cui ci sarebbe tanto da dire). Io penso che sia questo il motivo per cui il rapporto tra governanti e governati si sia irrimediabilmente incrinato e ovviamente nessun referendum potrà cambiare le cose da questo punto di vista.
Non so cosa voterete domani, ma qualunque cosa votiate sappiate che ci vuole più di un segno X su una scheda per ridare credibilità al discorso politico ed economico.
