venerdì 15 maggio 2020

LUDWIG WITTGENSTEIN TRA MONDO E VOLONTA'




E' buona norma distinguere il piano fattuale ( i fatti che accadono nel mondo ) e il piano valoriale ( i valori frutto della volontà ). Un criterio non sempre rispettato ( il più delle volte non lo è ) e non facile da rispettare. I due piani vengono sistematicamente confusi di continuo e c'è anche chi ritiene che non debba esserci nessuna separazione. Questa è una lezione a mio avviso importante che si può trarre dalla lettura del Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein. Che cos'è però un fatto? Il filosofo austriaco ne dà una definizione nella sezione 2 del Tractatus:

 " Ciò che accade, il fatto, è il sussistere di stati di cose."

Ebbene, il mondo pare che possiamo concepirlo proprio così, un'insieme di stati di cose, una serie di connessione tra oggetti, enti ecc. Dove possiamo rintracciare in tutto ciò una volontà? Il puro accadimento dei fatti è contingente, non c'è in essi alcun valore, alcuna necessità. Fatti e valori nella prospettiva del Tractatus si escludono in quanto possiamo ravvisare in essi proprietà incompatibili: la contingenza nei primi, il fatto cioè di poter essere diversi da come sono e la necessità nei secondi, perché se una cosa possiede un valore per un soggetto essa non può essere accidentale. E' impossibile che se una cosa a qualcuno appare buona, può apparire anche come non tale.

" Il senso del mondo dev'essere fuori di esso. Nel mondo tutto è come è, e tutto avviene come avviene; non v'è in esso alcun valore - né, se vi fosse, avrebbe un valore.
Se un valore che abbia valore v'è, esso dev'essere fuori di ogni avvenire ed essere-così. Infatti, ogni avvenire ed essere-così è accidentale." ( Tractatus 6.41 ).

Niente nel mondo può avere un valore trascendente, perché nel mondo tutto è accidentale e l'unica necessità ammissibile per Wittgenstein è quella logica. La sfera dei valori che comprende l'etica e l'estetica sono fuori dal mondo, quindi fuori dal regno di ciò che può essere detto o formulato sensatamente con il linguaggio.

L'origine dei valore è la volontà, il mondo di per sè non è né buono e né cattivo, è solo sotto lo "sguardo" del soggetto che vuole che il mondo appare nell'uno o nell'altro modo. 

mercoledì 6 maggio 2020

ATTENTI AL LEGALISMO


EL LEGALISMO: UN PELIGRO REAL PARA TODO CREYENTE - Asambleas de Dios





Il presente articolo è stato da me pubblicato sul sito di pensierofilosofico.it, ora lo riprongo qui sul mio blog.


Ho notato che spesso discutendo dei più svariati temi, ma soprattutto di attualità politica, ricorre frequentemente da più parti l'appello alla "legalità". Indubbiamente è importante che lo si faccia, specie in Italia, ma bisogna fare attenzione a non cadere nella trappola del legalismo. Il legalismo infatti è una teoria generale del diritto che riduce la giustizia a pura conformità alla lettere della legge. la legge è a sua volta emanazione di un'autorità a cui, secondo il punto di vista legalista, si deve cieca obbedienza. La legge è uno strumento che ha lo scopo di garantire l'uguaglianza di tutti i cittadini ( giustizia sostanziale ), nel legalismo questo principio viene ribaltato: la legge non è più un mezzo, ma il fine. La legge diventa quindi il criterio ultimo per valutare la giustizia delle azioni ( giustizia formale ). Si capisce come il legalismo è il principio di legalità portato agli estremi e come in questa prospettiva mezzo e fine vengano completamente confusi. Il giusto coincide con la legalità, cioè con una legge vigente. Per legge si intende qualsiasi atto emanato e approvato da un'autorità, da uno Stato di qualsiasi tipo: democratico, teocratico, monarchico ecc. Legale è tutto ciò che è stabilito  tale dall'autorità, cioè tutto ciò che è prescritto come tale dal diritto positivo ( attenzione, il termine "positivo" qui non è collegato a un giudizio di bontà del diritto, da contrapporsi ad un ipotetico diritto negativo: deriva invece dal latino "ius in civitate positum" con il significato di "stabilito" ).

Alcuni esempi storici faranno capire meglio i difetti della posizione legalista:

1) la protezione del sangue tedesco proibiva i matrimonio tra ebrei e non ebrei ( leggi di Norimberga 1935 );

2) la soluzione finale della questione ebraica presa dai principali gerarchi nazisti ( conferenza di Wannsee 1942 );

3) le persecuzione dei kulaki nell'URSS di Stalin;

4) la repressione degli eretici da parte di Torquemada nella Spagna del XV secolo;

5) la pena capitale per apostasia nell'odierna Arabia Saudita;

6) la punizione per l'omosessualità in Inghilterra e Galles fino al 1967.

A capo di tutte queste decisioni c'è stato un atto giuridico ( una legge, un decreto, un ordine esecutivo ecc. ) emanato da un'autorità statale pienamente sovrana con cui si è stabilito ciò che doveva essere legale. L'elenco potrebbe continuare e a questo può ovviamente affiancarsi un elenco di leggi giuste. Lo scopo di questi esempi era di provocare nel lettore una forte disapprovazione e sono sicuro che mentre leggevate l'elenco avete condannato nel modo più assoluto quelle azioni. Ebbene, concordo con voi. Questo significa che non siete legalisti, per fortuna. Significa che considerate quelle decisioni ingiuste e siate d'accordo e disapprovate le autorità che le hanno prese. Il mero fatto che esse sono legali non implica quindi che voi siate d'accordo e approviate, questo perché la questione se un'azione sia giusta o sbagliata sta a monte di ogni decisione legislativa. Ci sono cose che sappiamo essere ingiuste prima ancora che la legge le riconosca come tali. Il difetto del punto di vista legalista consiste nell'identificare ciò che è giusto con ciò che è legale, questo porta ad una contraddizione nel caso in cui una determinata azione X è legale nello Stato A, ma illegale in quello B. Ne consegue che X è sia legale che illegale. Come può un legalista coerente risolvere tale contraddizione? Il capovolgimento del rapporto tra ciò che è giusto e ciò che è legale può essere espresso in una formula che ricorda il dilemma di Eutifrone presentato da Platone:

1) l'azione X è legale perché è giusta;

2) l'azione X è giusta perché è legale.

Il legalista accetta il corno 2) del dilemma, mentre chi non lo è sceglie il corno 1). Se si accetta la 2) la giustizia dipende dalla legalità, invece se si accetta la 1) la giusta è indipendente dalla legalità.

lunedì 4 maggio 2020

PINKER: SPIEGAZIONE SCIENTIFICA E RESPONSABILITA' MORALE





La confusione tra lo spiegare un comportamento e lo scusarlo ( o giustificarlo ) ricorre molto spesso, specie quando si commentano fatti di cronaca nera, in cui il comportamento in questione è di tipo aggressivo e violento. Si tratta di una confusione che dà luogo a una serie di equivoci, inducendo il più delle volte a fraintendere le spiegazioni che la psicologia in quanto scienza, fornisce o cerca di fornire del comportamento umano.
Per prima cosa, spiegare un comportamento o un atto sul piano scientifico non implica affatto approvarlo sul piano morale, perché come fa notare lo psicologo canadese Steven Pinker:

" Scienza e morale sono due sfere di ragionamento separate, e solo riconoscendole come separate possiamo tenercele entrambe. Se fossero vere le affermazioni seguenti: che la discriminazione è un male soltanto se le medie di gruppo sono le stesse, che guerra, violenza carnale e avidità sono un male soltanto se non se ne prova mai la tentazione, che si è responsabili delle proprie azioni solo se esse sono misteriose, allora, o gli scienziati dovrebbero essere pronti a falsificare i propri dati, o tutti noi a buttare nel cestino i nostri valori." ( 1 )

Il mondo dei valori è diverso dal mondo delle spiegazioni e delle descrizioni. Il primo riguarda la morale, l'estetica e la politica, il secondo va alla ricerca delle cause e delle relazioni tra i vari fenomeni e fatti che sono oggetti di studio. I fenomeni e i fatti che tenta di spiegare la psicologia i moventi dell'azione umana, i fattori che ne determinano il comportamento. Tali moventi e fattori possono essere molteplici, come lo stesso Pinker scrive:

" In quest'epoca scientifica "comprendere" significa cercare di spiegare il comportamento come una complessa interazione di 1) i geni; 2 ) l'anatomia del cervello; 3 ) il suo stato biochimico; 4 ) l'educazione ricevuta in famiglia; 5 ) il modo in cui si è stati trattati dalla società; 6 ) gli stimoli ricevuti." ( 2 )

La psicologia, come d'altronde in ogni altra scienza, presuppone l'esistenza di cause che provocano effetti, ed è naturale che l'unica posizione sostenibile è un certo grado di determinismo psicologico, cioè la volontà umana è determinata necessariamente da cause ad essa interne o esterne. Scientificamente non è concepibile una volontà totalmente libera e incausata. Senza cause non si dà alcun tipo di spiegazione scientifica, ma allora che ne è del libero arbitrio e della responsabilità morale? Perché ritenere un uomo moralmente responsabile se nel commettere la sua azione non poteva considerarsi libero di scegliere? 

Come salvare capre e cavoli? Come conciliare il determinismo delle spiegazioni scientifiche con le esigenze della responsabilità morale?  Postulando che scienza ed etica siano due ambiti diversi e autonomi. Sul piano morale dobbiamo presupporre che la nostra volontà sia libera, cioè che siamo agenti senzienti, razionali e dotati di libero arbitrio, capaci di compiere scelte ispirate da valori morali che rendono possibile la convivenza con i nostri simili.

Allora che cos'è il libero arbitrio? Pinker  lo definisce come: "un'idealizzazione degli esseri umani che rende il gioco dell'etica giocabile."  Per sviluppare una concezione etica coerente dobbiamo partire dal presupposto che gli uomini siano essere liberi, come la geometria richiede l'idealizzazione linee infinite e circonferenze perfette per descrivere al meglio lo spazio e l'economia mercati perfettamente concorrenziali per studiare meglio i mercati reali.

NOTE

( 1 )  Steven Pinker, Come funziona la mente, p.66  edizioni Oblò Castelvecchi 2019

( 2 )  Ibidem, p. 63

PANDEMIA E INFODEMIA

  La pandemia è un fenomeno naturale. Attenzione alla parola "naturale", noi infatti siamo abituati ad attribuire un significato m...