La confusione tra lo spiegare un comportamento e lo scusarlo ( o giustificarlo ) ricorre molto spesso, specie quando si commentano fatti di cronaca nera, in cui il comportamento in questione è di tipo aggressivo e violento. Si tratta di una confusione che dà luogo a una serie di equivoci, inducendo il più delle volte a fraintendere le spiegazioni che la psicologia in quanto scienza, fornisce o cerca di fornire del comportamento umano.
Per prima cosa, spiegare un comportamento o un atto sul piano scientifico non implica affatto approvarlo sul piano morale, perché come fa notare lo psicologo canadese Steven Pinker:
" Scienza e morale sono due sfere di ragionamento separate, e solo riconoscendole come separate possiamo tenercele entrambe. Se fossero vere le affermazioni seguenti: che la discriminazione è un male soltanto se le medie di gruppo sono le stesse, che guerra, violenza carnale e avidità sono un male soltanto se non se ne prova mai la tentazione, che si è responsabili delle proprie azioni solo se esse sono misteriose, allora, o gli scienziati dovrebbero essere pronti a falsificare i propri dati, o tutti noi a buttare nel cestino i nostri valori." ( 1 )
Il mondo dei valori è diverso dal mondo delle spiegazioni e delle descrizioni. Il primo riguarda la morale, l'estetica e la politica, il secondo va alla ricerca delle cause e delle relazioni tra i vari fenomeni e fatti che sono oggetti di studio. I fenomeni e i fatti che tenta di spiegare la psicologia i moventi dell'azione umana, i fattori che ne determinano il comportamento. Tali moventi e fattori possono essere molteplici, come lo stesso Pinker scrive:
" In quest'epoca scientifica "comprendere" significa cercare di spiegare il comportamento come una complessa interazione di 1) i geni; 2 ) l'anatomia del cervello; 3 ) il suo stato biochimico; 4 ) l'educazione ricevuta in famiglia; 5 ) il modo in cui si è stati trattati dalla società; 6 ) gli stimoli ricevuti." ( 2 )
La psicologia, come d'altronde in ogni altra scienza, presuppone l'esistenza di cause che provocano effetti, ed è naturale che l'unica posizione sostenibile è un certo grado di determinismo psicologico, cioè la volontà umana è determinata necessariamente da cause ad essa interne o esterne. Scientificamente non è concepibile una volontà totalmente libera e incausata. Senza cause non si dà alcun tipo di spiegazione scientifica, ma allora che ne è del libero arbitrio e della responsabilità morale? Perché ritenere un uomo moralmente responsabile se nel commettere la sua azione non poteva considerarsi libero di scegliere?
Come salvare capre e cavoli? Come conciliare il determinismo delle spiegazioni scientifiche con le esigenze della responsabilità morale? Postulando che scienza ed etica siano due ambiti diversi e autonomi. Sul piano morale dobbiamo presupporre che la nostra volontà sia libera, cioè che siamo agenti senzienti, razionali e dotati di libero arbitrio, capaci di compiere scelte ispirate da valori morali che rendono possibile la convivenza con i nostri simili.
Allora che cos'è il libero arbitrio? Pinker lo definisce come: "un'idealizzazione degli esseri umani che rende il gioco dell'etica giocabile." Per sviluppare una concezione etica coerente dobbiamo partire dal presupposto che gli uomini siano essere liberi, come la geometria richiede l'idealizzazione linee infinite e circonferenze perfette per descrivere al meglio lo spazio e l'economia mercati perfettamente concorrenziali per studiare meglio i mercati reali.
NOTE
( 1 ) Steven Pinker, Come funziona la mente, p.66 edizioni Oblò Castelvecchi 2019
( 2 ) Ibidem, p. 63

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