Questo articolo vuole essere una riflessione sulle proteste delle ultime settimane nelle principali città degli Stati Uniti e in seguito diffuse anche in altri Paesi. L'evento scatenante è stato l'uccisione da parte di un agente della polizia di Minneapolis ( Minnesota ) del cittadino afroamericano George Floyd, avvenuto lo scorso 27 maggio da parte di un'agente di polizia senza il minimo intervento da parte dei suoi colleghi.
Premesso che la morte di un essere umano, a prescindere dal colore della sua pelle, è sempre ovviamente un fatto ingiustificabile, possiamo sviluppare alcune riflessioni stimolate da questo terribile fatto. L'assassinio di George Floyd ha fatto riemergere l'annoso problema della discriminazione razziale negli Stati Uniti e più in generale ha provocato un'ondata di rabbia e odio, sfociando in varie forme di proteste contro il razzismo. Per una maggiore chiarezza userò i punti numerati per esporre le varie tesi e le relative argomentazioni.
1) Partiamo da una domanda: esiste il razzismo? La risposta è senza dubbio affermativa, sì il razzismo esiste. Esiste in tutti gli Stati del mondo, in varie forme e contesti. Che cos'è il razzismo? Il razzismo è una "concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. E' alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la "purezza" e il predominio della "razza superiore" ( Definizione tratta da Treccani ). Ho preso questa definizione per circoscrivere la porta del termine "razzismo", esso costituisce una forma di discriminazione basata sulla razza, altre forme sono quelle basate sul genere sessuale, sulle idee religiose o sull'appartenenza ad una determinata classe sociale. Ci sono Stati che in passato e ancora oggi incoraggiano una prassi politica improntata al razzismo, tramite leggi più o meno discriminatorie, storicamente il Terzo Reich è stato l'esempio più evidente.
2) Come detto sopra, il razzismo è fondato sul presupposto che esistano le razze umane. Le cose stanno proprio così? La risposta è senza dubbio negativa: no, le razze non esistono. Malgrado la parola "razza" sia molto usata, scientificamente è un concetto privo di significato. Le razze non esistono perché geneticamente parlando non ci sono differenze nette tra i diversi gruppi di individui della stessa specie. Isolare un carattere ( come fanno i razzisti con il colore della pelle ) e inserirli in una categoria è un nonsenso, perché è impossibile dividere tutte le persone del mondo in categorie, in quanto quasi tutte farebbero parte a più di una. Ci sono evidentemente caratteri fisici molto diversi tra gli esseri umani, partire dal colore della pelle, degli occhi, statura e altre che sono visibili e costituiscono quello che i biologi chiamano il fenotipo. E' vero che gli esseri umani condividono il 99 % del loro codice genetico e gli individui che appartengono alla stessa etnia sono geneticamente più simili tra di loro, ma questo non ha a che fare con la razza. Non è la quantità dei geni che ci distinguono a fare la differenza, ma quali sono. E' la funzione dei geni che conta e una loro diversa espressione può fare molta differenza tra individuo e un altro, anche se tutto il restante 99,9% dei loro genomi sono uguali. Per esempio una mutazione del gene FOXP2, chiamato "gene del linguaggio", rende l'individuo incapace di parlare e questo lo rende sicuramente molto diverso dalla restante parte della popolazione. Se chi ha questa mutazione è un mio stretto parente, dovrò concludere che c'è molta più differenza tra me e lui che non tra me e un eschimese che vive dall'altra parte del mondo.
3) Il razzista quindi è una persona convinta che la differenze di un carattere, il colore della pelle, è un criterio per categorizzare gli esseri umani. Da ciò egli deriva la conclusione che tutti gli individui che hanno quel carattere sono in qualche modo "inferiori". Indubbiamente egli parte da una generalizzazione priva di fondamento logico e scientifico. Forse l'atteggiamento razzista nasce dalla paura del diverso, ma di una diversità di tipo differente. Quella culturale. Geneticamente non ci sono grandi differenze tra tutti i membri appartenenti alla specie Homo Sapiens, ma culturalmente le differenze ci sono. Forse l'incapacità o semplicemente la difficoltà di relazionarci con persone che vengono da un contesto culturale e linguistico diverso dal nostro possono far sorgere in alcune persone convinzioni e atteggiamenti razzisti.

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